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I viaggi di Franco: le Langhe tra colline e tartufi

Inizia ad essere il periodo migliore per affrontare l'itinerario che vi propongo, recentemente con il mio amico Max abbiamo deciso di partire per un tour sulle colline delle Langhe piemontesi. 

Da Milano abbiamo preso l'autostrada in direzione Torino per poi seguire le indicazioni per Cuneo e Alessandria , il nostro Tour è iniziato da Casale Monferrato (uscita dell'autostrada), da lì dopo aver fatto colazione siamo entrati in direzione asti nel magnifico panorama delle Langhe e dei suoi vigneti, dopo qualche deviazione dedita alla scoperta siamo arrivati ad Alba , dove abbiamo fatto un giro della città e acquistato dei tartufi, perché io sono goloso.

Dopo il caffè ad Alba siamo andati in direzione del ristorante e da lì siamo andati verso il paese di Verduno (CN ), il tragitto si è fatto sempre più affascinante immersi nei colli e tra i vigneti, a nostro favore anche il tempo che fino alle 11:00 circa è stato coperto, un giusto prezzo da pagare per le vedute e gli scorci che si sono subiti aperti.

Dopo le bellissime stradine tra i vigneti la mia famosa fame si è fatta sentire e ci siamo recati un grazioso ristorante della zona, consigliatoci da un ragazzo di Alba, il ristorante Bercau, li non ci siamo fatti mancare nulla, un Nibbiolo come vino rosso prodotto da un viticoltore della zona che abbiamo conosciuto e poi pronti via con antipasti vari, tagliolini al tartufo (ovviamente), spezzatino al barolo e dolce della casa.

Il ristorante è consigliato a tutti gli amanti della cucina tipica delle Langhe. Inoltre la cortesia e la simpatia del personale fanno la differenza, io vi consiglio il sito e se lo provate mi direte (www.bercau.it) …

Quindi dopo un lauto pranzo abbiamo ripreso il nostro giro, erano quasi le 16:00 e ci siamo diretti verso i paesi di Rodello, Millesimo e Altare. Attraversando questi paesi abbiamo veramente apprezzato delle vedute magnifiche e visto dove fanno i vini più famosi della zona come il Barolo, le foto che seguono me ne daranno atto.

A questo punto il giro era quasi terminato, abbiamo preso la direzione di Alessandria e abbiamo fatto rotta verso casa.

 

PS: ricordate la macchina fotografica e state leggeri a colazione!

 

 

Blogger: Franco Renzetti

Contatti: franco.renzetti@ilobyblog.com

Caporedattore e CMO (Chief Marketing Officer) di iLobyBlog

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I viaggi di Franco: I passi alpini per me più suggestivi della Svizzera

Se avete voglia di immergervi tra mitici passi, laghetti alpini e meravigliose montagne allora il giro che vi descriverò adesso fa al caso vostro.

 

Da Milano prendete l'Autostrada A9 Lainate – Como Chiasso (CH) e una volta giunti in terra elvetica proseguite sull'Autostrada A2 in direzione del passo del Gottardo, a quel punto uscite a Biasca e seguite per il passo del Lucomagno (dall'autostrada vedrete se i passi sono aperti o chiusi per neve), dopo qualche km vi troverete già immersi nei tipici panorami alpini con pascoli e corsi d'acqua, con anche la temperatura che cambierà e diventerà molto gradevole.

Una volta giunti sul passo (1914 m.) fermatevi a sgranchire le gambe e fate qualche foto ricordo, da li seguite per Disentis seguendo la strada e le indicazioni, troverete una grande diga sul vostro percorso.

Disentis è una città di montagna a cui non manca comunque ogni comodità. Da li affronterete il passo Oberalp e supererete i 2000 m di altitudine, tra queste montagne ogni posto è carino per scattarsi un selfie con gli amici, io consiglio sempre di cercare il posto più in alto e mi raccomando fate tutto un sicurezza perché con la montagna non si scherza mai.

Lasciato l'Oberalp Pass seguite per Andermatt, una cittadina famosa per i suoi impianti di risalita e per le sue cremagliere che fanno da cornice al tipico villaggio alpino svizzero. Se volete fermatevi a fare una pausa dato che, essendo una località turistica, non mancano ristoranti e locande per tutte le tasche.

Dopo una pausa risalite sulle vostre moto e auto e seguite le indicazioni per il famoso passo del San Gottardo e, mi raccomando, non fate l'autostrada! Vi porterebbe diretti al traforo facendovi perdere fantastici panorami mozzafiato.

Una volta sulle strade del passo, consiglio di seguire le indicazioni per la vecchia strada ancora più stretta e avventurosa. Capirete di non essere sulla strada normale perché sotto di voi il manto è in porfido.

A questo punto una volta giunti sul passo (2091 m) potrete visitare il museo del Gottardo e scattare, ovviamente, altre foto in compagnia e perché no prendere un caffè e godersi il paesaggio.

Da lì la strada per il ritorno è semplice. Già dalla cima ci sono le indicazione per Milano.

PS: Ricordo che per viaggiare sulle autostrade svizzere occorre acquistare in dogana o nelle stazioni di servizio il tagliando del costo di 40 Franchi che vale tutto l'anno. Attenzione: il tagliando va acquistato anche se lo usate una volta sola.

Per ulteriori info : www.myswitzerland.ch/grandtour

 

Vi lascio con qualche mia foto… alla prossima!  

 

Blogger: Franco Renzetti

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Caporedattore e CMO (Chief Marketing Officer) di iLobyBlog

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"Diario di un condannato a morte" e il crowfunding

Qui su iLobyblog leggiamo spesso di progetti innovativi o di interessanti approfondimenti sulla realtà che ci circonda.

Oggi, con il libro Diario di un condannato a morte che dovrebbe vedere la stampa tramite il crowdfunding, possiamo unire le due cose.

Tenendo bene a mente che Insieme siamo più forti.

 

 

Il “Diario” di Alessandro Piana racchiude le vere lettere che il condannato a morte William Van Poyck scrisse da una cella della Florida alla sorella Lisa nei suoi ultimi otto anni di vita. E quindi qui non siamo davanti al classico e fuorviante “liberamente tratto da”. 

Piana traduce, interpreta e si fa portavoce di un William che, dal braccio della morte, mette a nudo le incredibili contraddizioni della pena di morte negli Stati Uniti e ci racconta, senza filtro, le durissime condizioni di vita dei detenuti, alla mercé di guardie spesso prive di scrupoli. Tutto questo, ovviamente, fino all’esecuzione per iniezione letale avvenuta in Florida il 12 giugno 2013, a seguito di una condanna per una vicenda poco chiara. 

 

 

Questo arrangiamento (se così si può definire) di Piana rappresenta una cruda novità nel panorama letterario ed è stato realizzato a stretto contattato proprio con Lisa, la destinataria delle lettere di William.

A lei e alla sua fondazione contro la pena di morte, inoltre, il giovane scrittore milanese devolverà la metà del suo ipotetico guadagno dalla vendita del libro.

 

Tralasciando per qualche momento le tematiche dell’opera, il libro è fortemente innovativo in quanto si tratta di uno dei primi casi italiani di crowdfunding letterario.

La casa editrice bookabook, infatti, fa scegliere agli stessi lettori quali siano i progetti editoriali da portare avanti e stampare in base al numero di preordini che il titolo riceve in 180 giorni. Dopo 150 richieste, per esempio, un libro viene distribuito in tutte le librerie italiane, mentre con 350 viene organizzata una campagna pubblicitaria mirata e dedicata per il libro.

Se pensate che questo sistema in fondo sia come tanti altri dovrete ricredervi. Ancora prima del preordine, oltre al titolo e ad una breve introduzione, troverete ad attendervi la prima decina di pagine come anteprima tutte da leggere. Dopodiché potrete scegliere se acquistarlo cartaceo e farvelo spedire a fine campagna oppure, per i più impazienti, optare per il formato ebook con le bozze aggiornate in tempo reale dall’autore. 

 

Al momento, la campagna di “Diario di un condannato a morte” sta procedendo con un buon ritmo. Alessandro, eppure, ci ha confidato che non pensa a numeri o conti alla rovescia.

Gli piacerebbe vedere fin da adesso, in questi ancora 100 giorni di campagna di preordini, un segnale forte e perentorio che stimoli già a più di un dibattito e a più di una riflessione.  

 

 

Ed ecco perché noi, amici di iLobyblog, insieme possiamo essere veramente più forti.

Perché basta solamente un piccolo preordine, un normalissimo passaparola o una banale condivisione sui social per veder pubblicate in Italia, tramite Alessandro, le crude lettere piene di spunti scritte da William Van Poyck.  

 

Per informazioni e preordini vai su https://bookabook.it/libri/diario-un-condannato-morte/

 

 

Autore: Paolo Pigliafreddo

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My Cooking Box nuovo partner di Iloby: benvenuti!

Chi di noi non ha mai voluto servire a una persona speciale o ai propri amici uno di quei piatti stellati che spesso si vedono preparati da professionali cuochi alla televisione. 

Amici, il tempo dei problemi e dei dubbi è passato!

Oggi iLobyblog ha il piacere di presentarvi l'innovativa idea di www.mycookingbox.it

 

L'idea nasce dalla nostra amica Chiara Rota che ha deciso di inserire all'interno di una scatola di cartone tutti gli ingredienti di numerose e particolari ricette.

 

Gli elementi sono già dosati e pronti, l'unica cosa che dovete fare è aggiungere le pentole!

 

Esatto, avete capito bene perché tutti questi ingredienti speciali sono già nelle giuste quantità, pronti per la cottura. Le ricette sono studiate nel dettaglio per rendere speciale e gustoso ogni evento speciale.

In più tutti gli ingredienti sono selezionati con cura e rigorosamente made in Italy. Provare per credere, non ne resterete delusi.

 

Altra particolarità di My Cooking Box è che se avete dubbi all'interno si trovano delle pratiche istruzione e dal sito web potete vedere come preparare le ricette delle Box passo dopo passo.

Le porzioni variano da 2 a 5 persone, troverete primi e secondi e ci riferiscono che a breve arriveranno altre grandi piatti.

 

Sul sito di My Cooking Box (www.mycookingbox.it) è possibile ordinare le box dallo shop on line, cercando il punto vendita più vicino o perchè no... diventare direttamente un punto vendita.

Insomma, il nostro consiglio è principalmente uno: farsi venire l'acquolina in bocca visitando il portale di My Cooking Box.

 

 

Aspettiamo vostre notizie e... Buon appetito!

 

 

Autore: Redazione di iLobyblog

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L'autoritarismo di Erdogan

E’ passato poco più di un anno dal fallito ‘colpo di stato’ perpetrato da alcuni reparti delle forze armate turche.

Ed è ancora fresca l’immagine dei soldati e dei carri armati di traverso sul Ponte sul Bosforo. Si sospettò da subito che i militari golpisti fossero simpatizzanti di Fetullah Guelen, un imam un tempo sostenitore e amico di Recep Tayyp Erdogan, ed ora suo acerrimo rivale, costretto a fuggire negli Stati Uniti. In Turchia ha fondato scuole e centri culturali e ha raccolto intorno a sé e al suo movimento parecchie persone.

Alcuni però sospettarono che questo cosiddetto ‘golpe’ fosse in realtà un bluff: un pretesto per permettere ad Erdogan di aumentare il suo già smisurato potere e per giustificare la necessità di trasformare la Turchia in una Repubblica presidenziale, cosa che poi avvenne a seguito di un referendum popolare, vinto di larga misura dal ‘Sultano’, come viene chiamato dai suoi detrattori. Un’occasione anche per una campagna di epurazioni (che continua anche oggi) nei confronti non solo di quella parte delle forze armate ‘nemiche della democrazia’, ma anche di qualsiasi oppositore alla sua politica: politici dei partiti di opposizione (soprattutto il filo-curdo Hdp con i suoi leader in carcere accusati di ‘terrorismo’), giudici e giornalisti, alcuni di questi ultimi colpevoli di aver scritto un articolo-inchiesta, completo da documentazione autentica, su una serie di operazioni dell’ MIT, il sevizio segreto turco, per avere venduto armi ai foreign fighters jihadisti che combattevano in Siria contro il regime di Bashar al-Assad. Dunque, persone che non c’entrano nulla con il fallito ‘colpo di stato’.

 

Venerdì 15 luglio a Istanbul hanno manifestato a favore della libertà e della democrazia migliaia (se non centinaia di migliaia) di persone alla fine di una protesta pacifica, partita dalla capitale Ankara, organizzata dal partito dell’opposizione Chp, kemalista-nazionalista.   

 

Seppure non ai livelli del 2013, gruppi di oppositori si ritrovano spesso in Piazza Taksim e a Gezi Park.

 

Ieri è stato prolungato di altri tre mesi lo stato di emergenza, segno che le epurazioni continueranno; recentemente circa 1,300 persone sono state arrestate con l’accusa di ‘terrorismo’.

In un discorso pronunciato due giorni fa, Erdogan ha detto che ‘taglieremo la testa ai nemici della nazione’. Si è sorvolato su queste parole, ma c’è di che preoccuparsene.

 

Non ci dovrebbero sorprendere se fossero pronunciate da un jihadista in uno dei tanti video di propaganda sulla Rete. Ma Erdogan è il leader di una nazione a suo dire ‘democratica’ che fino a poco tempo fa aspirava ad entrare nell’Unione Europea.

Pur di chiudere la cosiddetta ‘via balcanica’, la rotta che seguivano i migranti che sbarcavano in Grecia per raggiungere principalmente Germania e Paesi del Nord Europa attraverso, appunto, i Balcani, l’Unione si è accordata con Erdogan sotto forma di un pagamento di circa 6 miliardi di Euro per bloccare in Turchia il flusso di profughi siriani che scappavano dal teatro di guerra siriano.

Da qualche tempo la Turchia sta costituendo una spina nel fianco per l’Europa e soprattutto la NATO. Paese appartenente all’Alleanza Atlantica sin dall’ inizio, ospita una delle sue più importanti e strategiche basi aeree, Incirlik.

Nella guerra contro l’Isis, le forze curde siriane, armate dagli Stati Uniti, sono le più affidabili e motivate tra le parti combattenti e durante l’avanzata verso Raqqa, la capitale del sedicente ‘Stato Islamico’ hanno occupato una vasta parte della regione al confine con la Turchia, il Rojava. Erdogan, temendo un loro rafforzamento e un’unione con i curdi turchi, i quali minacciano l’integrità territoriale turca, ha mandato reparti corazzati (carri armati), insieme ad aerei ed elicotteri, a bombardarli.

 

Il ‘Sultano’ turco, nel 2011, aveva come obiettivo (insieme all’Arabia Saudita e alcuni Paesi del Golfo Persico) di rovesciare Assad. Ma l’intervento dei pasdaran iraniani e di alcune milizie libanesi di Hezb’llah prima e quello della Russia (a seguito dell’esplosione di un aereo civile russo in decollo da Sharm el-Sheik, rivelatosi poi un attentato terroristico) poi, lo hanno desistito. Non si dimentichi che in Siria sono presenti l’unica base aerea russa al dì fuori del territorio della Federazione e l’unica base navale russa nel Mediterraneo Orientale.

 

Erdogan ha dovuto accordarsi con l’Iran e la Russia per anteporre la lotta all’Isis alle sue mire personali e oggi la Turchia è parte nei colloqui iniziati ad Astana, capitale del Kazakistan, per decidere del futuro della Siria.

 

Fino a pochi anni fa, la Turchia ha visto il proprio PIL salire a livelli mai visti. Vi investono molte aziende europee, soprattutto del settore delle infrastrutture.

Il 60-70 % dell’interscambio commerciale della Turchia avviene con imprese del Vecchio Continente, e questa è una cosa che Erdogan non può ignorare.

 

E’ ancora disposta l’Unione Europea a tollerare il comportamento di un despota che utilizza un linguaggio indegno dei tagliagole che stanno insanguinando il Vecchio Continente e che fomenta l’odio dei propri sostenitori contro sedicenti nemici interni in nome della necessità di avere un potere sempre più forte per ‘salvare’ la nazione turca?

 

 

Autore: Pietro Rossini

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Volare ad Aerogravity Milano

“Caro iLobyblog, aggiungi nella mia sezione della pagina Chi Siamo la frase

 

«Ho fluttuato nell’aria grazie ad Aerogravity».

 

Non te lo chiedo gentilmente, lo esigo.

Se non lo farai, non scriverò un post sulla mia esperienza di volo nel simulatore di caduta verticale più grande al mondo, né darò informazioni utili per chi volesse provare Aerogravity.

Da un annetto a questa parte si è imposto nello skyline della zona Rho Fiera Milano/ Expo Milano 2015 un imponente parallelepipedo rosso, dotato a metà altezza di enormi vetrate. Impossibile non notarlo. Impossibile non essere attratti dall’elaborata scritta argento Aerogravity. Impossibile non chiedersi cosa significhi quel nome o cosa si faccia al proprio interno. Aerogravity semplicemente è un simulatore di caduta verticale, uno strumento che permette di provare l’emozione del lanciarsi nel vuoto senza pericoli o, se preferite, di librarsi nell’aria come un moderno Peter Pan alla ricerca della propria ombra. 6 turbine da 400 cavalli di potenza ciascuna, un flusso d’aria che può raggiungere la velocità di 370 Km/h, una camera di volo del diametro di 5,2 metri e 21 metri di altezza totale (di cui 8 in cristallo)…

Beh, avete presente una galleria del vento?  E’ esattamente lo stesso, solo in verticale.   

Entrai nel simulatore di caduta più grande al mondo in una sera di maggio.

Erano passate solo poche settimane dall’apertura ufficiale di Aerogravity quando mi decisi e prenotai il mio primo volo attraverso il sito internet (www.aerogravity.it). Per i principianti il volo singolo dura 2 minuti e costa, a seconda del giorno scelto, 59 o 69 €. Bisogna trovarsi là un’ora prima per compilare la classica liberatoria (dichiaro di non avere problemi di salute, non aver avuto lussazioni, non essere stato morso da nessun ragno geneticamente modificato, ecc.), ambientarsi guardando sia i Pro in azione con le loro evoluzioni sia i novellini gettarsi nel vuoto, prepararsi e ricevere una breve formazione con gli altri del gruppo su quanto si sta per fare.

 

L’istruttrice che ci ha guidato passo passo è stata Joelle. Prima ci ha fatto indossare le tute e poi abbiamo fatto un briefing di 5 minuti sulla posizione da mantenere dentro il simulatore, i gesti convenzionali usati per correggere la posizione e come entrare o uscire dalla camera di volo.

Ora è arrivato il momento. Si esce dall’aula e ci si avvia a prendere il casco integrale, in uno slowmotion in stile astronauti a Cape Canaveral o top gun avviatisi verso il proprio bolide. Ultima protezione per le orecchie, casco indossato, si entra nella precamera e si aspetta il proprio turno. Poi il volo. 

Non si ha la sensazione di cadere e l’aria che arriva contro non è affatto un pugno nello stomaco. Certo, per i principianti l’uomo alla console (sempre presente e attento) limita la velocità dell’aria a poco meno di 200 km/h, ma qua si percepisce di fluttuare.

Ogni piccolo movimento o solamente idea porta a conseguenze molto evidenti. Ti alzi, ti abbassi, rotei lentamente parallelo alla rete metallica che fa da suolo.

Joelle comunque è sempre lì accanto a consigliarti la posizione migliore o a dirti che va bene così, mai opprimente.

E tutto finisce. E sei rimasto più concentrato a mantenere la posizione cercando di non muovere nemmeno un sopracciglio, piuttosto che goderti l’esperienza. Ma è solo il primo dei due minuti. 

Finita la breve pausa, dentro di nuovo… e questa volta Joelle, visto il nostro desiderio di volare su su, ci ha lasciato nelle esperte mani di un collega che ci accompagna oltre il tunnel di cristallo, a più di 8 metri di altezza!

 

Per concludere, ho apprezzato molto questa esperienza.

Certo, il rapporto costo/durata non è dei migliori e, ovviamente, la prima volta non ti possono lasciare da solo a fare il Superman che vola ovunque con il suo mantello svolazzante. Però ad Aerogravity ci sono sempre promozioni dedicate a gruppi e famiglie o corsi di volo per diventare Pro.

Ho trovato professionalità, cortesia e, soprattutto, zero pericoli. 

Anzi, sembra che un’esperienza di caduta simulata possa aiutare nei casi di paure di volare o delle altezze.  

 

E voi siete già stati ad Aerogravity Milano?

Cosa ne pensate?

 

 

Autore: Paolo Pigliafreddo

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Le auto in vendita più costose al mondo

Se chiedi quanto costa significa che non te lo puoi permettere” disse una volta il grande Enzo Ferrari (o almeno alcuni attribuiscono la frase a lui, altri a un venditore di Rolls Royce). Ed è una frase maledettamente vera, almeno per il 99,9% periodico della popolazione mondiale, quando parliamo delle auto più costose del mondo. Gioielli con prezzi a sei zeri, a volte preceduti da una o perfino due cifre. Ma quali sono, in concreto, le auto più costose al mondo? 

Alla domanda è facile rispondere scartabellando le classifiche su internet, che ci propongono le varie iper-marche come Bugatti, Pagani, Koeniggsegg, Lykan, affiancate dai modelli speciali di Ferrari (LaFerrari), Lamborghini (Veneno, Centenario) e Mc Laren (P1). Serie ultra-limitate che però, spesso e volentieri, sono state prodotte in pochi esemplari, già tutti venduti. Per capire quali sono le auto più costose del mondo in vendita non c'è quindi altro modo che andare sul più grande sito al mondo (autoscout24.com) di compravendita di autovetture e selezionare la classificazione secondo “price descending” (prezzo decrescente).  

Una volta fatto bisogna fare un po' di attenzione per scremare quegli annunci assurdi che - vuoi per un errore di inserimento vuoi perché il proprietario mette prezzi folli solo per farle stare nella prima pagina di ricerca - come qualche Mercedes fuori mercato, dal prezzo pari al Prodotto interno lordo di un piccolo stato africano (e c'è anche chi vuole vendere uno Space Shuttle a 160 milioni di euro). Con un po' di pazienza, scorrendo un po', si trovano però offerte reali o almeno verosimili. 

Le prime sono due Ferrari, una 250 gto e una 250 tr, rispettivamente a 55 e 50 milioni di euro: si tratta di modelli prodotti in serie limitatissime dal costo da capogiro che di solito vengono messe all'asta a prezzi simili o solo poco inferiori e che, in questo caso, sono vendute da un privato di Sitges, a pochi chilometri da Barcellona (sempre che gli annunci siano autentici). Scendendo dobbiamo andare sotto i 10 milioni di euro per trovare altri annunci reali: il primo, al prezzo di 9,5 milioni, riguarda una splendida Bugatti Veyron Grand Sport “Baño Oro Blanco” venduta da Euroimport MG di Cabrils, Barcellona.  Lo stesso concessionario vende i due gioielli successivi: immancabilmente al quarto posto c'è un'altra rossa, una LaFerrari Aperta,venduta a poco meno di 7,8 milioni di euro mentre al quinto c'è un pezzo davvero incredibile, una Pagani Zonda Tricolore. Prodotta in appena tre esemplari nel 2010 dall'atelier di Horacio Pagani a San Cesario sul Panaro (Modena) la Tricolore ha un motore 7,3 litri aspirato benzina da ben 670 cavalli e una scocca di carbonio e titanio e vale ben 7,4 milioni di euro. Tre esemplari anche per la successiva auto più costosa, una Lamborghini Veneno venduta a 7,3 milioni di euro.

E poi? Il panorama è ancora tutto dominato dalle rosse. Una Ferrari LaFerrari Aperta a 5,5 milioni, in vendita a Monaco, e altre tre LaFerrari versione “tradizionale”.

Perché, si sa, alla fine il cuore dei collezionisti pulsa sempre per Maranello. 

 

 

Autore: Matteo Borghi

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L'Alpe di Lemna e l'agriturismo

E' in località Lemna, nel comune di Faggeto Lario (Como).

Seguire la SP 43 fino alla deviazione per il comune di faggeto fino alla Piazza san Giorgio, dove lascerete la macchina e da lì a piedi vi incamminerete verso l'Alpe di LemnaDalla macchina all'Alpe impiegherete circa un'ora, il percorso non è impegnativo e ben segnalato, c'è qualche breve salita ma non troppo selettiva. 

Appena arrivati vi si aprirà un bellissimo panorama davanti agli occhi, simile a un dipinto con animali al pascolo e alberi attorno.  

Qui si trova il ristorante-agriturismo Alpe di Lemna, una cucina tipica di montagna con polente e salumi nostrani. Il menù offerto a soli 25 € comprende antipasti di salumi e sottaceti, pizzoccheri e polenta uncia, un secondo a scelta, con dolce, caffè, acqua e vino compresi nel menù.

Ovviamente i posti a sedere non sono infiniti, pertanto vi consiglio vivamente di prenotare .

Il rifugio è aperto tutto l'anno il sabato e domenica. Ad agosto, invece, è aperto tutti i giorni.

Eccovi qualche foto, vi renderà meglio partecipi della bellezza del posto. Personalmente non è la prima volta che vado all'Alpe, la consiglio a tutti famiglie comprese.

 

Fatemi poi sapere cosa ne pensate …  

 

Contatti : algoalpedilemna@gmail.com

Tel. 339/271 47 49 oppure 338 413 84 70

 

 

PS: la fattoria produce anche formaggi di capra acquistabili in loco, inoltre è anche possibile pernottare in loco e fare passeggiate a cavallo.

 

Blogger: Franco Renzetti

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I viaggi di Franco: New York, la capitale delle mille specialità e delle mille scelte

Nella mia seconda avventura a New York mi sono concentrato sulle varietà di cibi che la grande mela può offrire ai suoi abitanti e turisti che ogni giorno affollano al città .

 

Ho iniziato da una delle specialità più famose a mio avviso degli stati uniti , ho visitato una tra le steack House più famose della city , sono andato da Morton's, una location molto elegante tipica di New York , ho assaggiato una buonissima bistecca fatta marinare nelle spezie per 48 ore , molto buona e saporita accompagnata da un merlot della California e un piatto di asparagi.

Base di partenza per molte mie sperimentazioni in materia culinaria è stato il famoso Chelsea Market, qui ho provato oltre alle aragoste e alle ostriche (provate praticamente mangiandole in piedi) la cucina Thailandese, coreana, italiana, tedesca, vietnamita.

Ho provato la cucina indiana nel quartiere indiano e quella filippina nel quartiere filippino ovviamente, sono stato molto contento da tutte queste cucine che sinceramente non avevo mai provato e sopratutto solo New York a mio avviso po' offrire con così tanta vastità singola di scelta.

 

Ho provato i Food Trucks che offrono dai panini classici ai cibi messicani, greci e alla stesse aragoste.

Nella zona di Time's Square sono stato da Bubba Gump Gamberi, ristorante ispirato al celebre film di Forrest Gump a pochi metri di li ho provato gli spaghetti con polpette e vi consiglio la porzione piccola che poi tanto piccola non è per i nostri standard.

Ho provato anche alcuni fast food come KFC e tacos e devo dire che ne sono rimasto contento anche se non mi sento di consigliarli se avete tempo da dedicarvi.

Per i pub migliori che provato vi consiglio la zona di Greenwich Village ma anche Time Square.

 

Ho avuto la possibilità di trovarmi in mezzo alla tempesta chiamata Stella e aver potuto godere di una New York Coperta dalla neve e con un delle bellissime giornate successive alla tempesta, la temperatura era comunque molto bassa, diciamo che ho trovato quello che chiamano il colpo di coda dell'inverno!!

Se siete nella grande mela il 17 febbraio non perdetevi un pezzettino della parata sulla quinta strada (inizia già dal mattino) e poi tutti a bere birra in migliaia di Pub, io sono andato in uno nella zona di Wall Street e dai suoi colleghi vicini!

 

 Dopo purtroppo la mia vacanza è finita e si tocca a tutti tornare al lavoro, alla prossima!

 

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Perché i giovani dovrebbero fare politica

Un giovane che si interessa di politica e, addirittura, è candidato nella propria città, sembra quasi un’utopia di questi tempi (ed invece eccomi qua!). Spesso, parlando con i miei coetanei, colgo sconforto, disillusione e talvolta rabbia nei confronti della classe politica: un disagio che li porta, troppe volte, a ritirarsi ed allontanarsi dalla politica evitando perfino di votare.

 

Purtroppo è la scelta più sbagliata: è infatti solamente votando che si possono cambiare le cose, che si può far sentire la nostra voce che, altrimenti, rimane inascoltata. La Politica, quella con la “P” maiuscola, ci permette di tutelare il nostro territorio e dobbiamo essere proprio noi giovani a metterci in gioco, per sfruttare la nostra energia al servizio della comunità. Quei giovani che pensano che tutti i politici sono dei “ladri”, perché non si impegnano essi stessi in prima persona? Forse perché in fondo è comodo criticare senza cercare una soluzione, senza documentarsi.

La disillusione che coinvolge i ragazzi, molte volte, è solo frutto di una scarsa voglia di mettere in discussione sé stessi e i propri preconcetti: nel bene e nel male siamo i figli di “Mani pulite”, cresciuti con l’immagine del “politico-ladro” che molti di noi continuano a coltivare. Un’idea che porta ad un progressivo abbandono dell’interesse per la politica e, di conseguenza, ad un menefreghismo diffuso, deleterio nel lungo periodo. Se non pensiamo noi al nostro futuro, infatti, chi mai lo farà? Il futuro appartiene a noi ed è nostro compito impegnarci perché sia migliore del presente. La politica è una cosa bellissima se ci permette di tutelare le questioni che più ci stanno a cuore, di portare avanti le nostre battaglie, di credere in noi stessi e crescere.

 

Personalmente mi sono avvicinato alla politica da giovanissimo, intorno ai quindici-sedici anni, iniziando a frequentare alcuni giovani come me interessati al Bene Comune, trovando un gruppo fantastico e facendo un’esperienza che consiglio a tutti, al di là degli schieramenti politici. Insieme a loro si sono combattute molte battaglie, ho vissuto molte campagne elettorali da semplice militante, per ritrovarmi ora candidato in prima persona come consigliere comunale a Como, la città che in cui vivo e che amo.

 

 

Autore: Lorenzo Cantaluppi

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