Benvenuti in iLobyblog!


"Diario di un condannato a morte" e il crowfunding

Qui su iLobyblog leggiamo spesso di progetti innovativi o di interessanti approfondimenti sulla realtà che ci circonda.

Oggi, con il libro Diario di un condannato a morte che dovrebbe vedere la stampa tramite il crowdfunding, possiamo unire le due cose.

Tenendo bene a mente che Insieme siamo più forti.

 

 

Il “Diario” di Alessandro Piana racchiude le vere lettere che il condannato a morte William Van Poyck scrisse da una cella della Florida alla sorella Lisa nei suoi ultimi otto anni di vita. E quindi qui non siamo davanti al classico e fuorviante “liberamente tratto da”. 

Piana traduce, interpreta e si fa portavoce di un William che, dal braccio della morte, mette a nudo le incredibili contraddizioni della pena di morte negli Stati Uniti e ci racconta, senza filtro, le durissime condizioni di vita dei detenuti, alla mercé di guardie spesso prive di scrupoli. Tutto questo, ovviamente, fino all’esecuzione per iniezione letale avvenuta in Florida il 12 giugno 2013, a seguito di una condanna per una vicenda poco chiara. 

 

 

Questo arrangiamento (se così si può definire) di Piana rappresenta una cruda novità nel panorama letterario ed è stato realizzato a stretto contattato proprio con Lisa, la destinataria delle lettere di William.

A lei e alla sua fondazione contro la pena di morte, inoltre, il giovane scrittore milanese devolverà la metà del suo ipotetico guadagno dalla vendita del libro.

 

Tralasciando per qualche momento le tematiche dell’opera, il libro è fortemente innovativo in quanto si tratta di uno dei primi casi italiani di crowdfunding letterario.

La casa editrice bookabook, infatti, fa scegliere agli stessi lettori quali siano i progetti editoriali da portare avanti e stampare in base al numero di preordini che il titolo riceve in 180 giorni. Dopo 150 richieste, per esempio, un libro viene distribuito in tutte le librerie italiane, mentre con 350 viene organizzata una campagna pubblicitaria mirata e dedicata per il libro.

Se pensate che questo sistema in fondo sia come tanti altri dovrete ricredervi. Ancora prima del preordine, oltre al titolo e ad una breve introduzione, troverete ad attendervi la prima decina di pagine come anteprima tutte da leggere. Dopodiché potrete scegliere se acquistarlo cartaceo e farvelo spedire a fine campagna oppure, per i più impazienti, optare per il formato ebook con le bozze aggiornate in tempo reale dall’autore. 

 

Al momento, la campagna di “Diario di un condannato a morte” sta procedendo con un buon ritmo. Alessandro, eppure, ci ha confidato che non pensa a numeri o conti alla rovescia.

Gli piacerebbe vedere fin da adesso, in questi ancora 100 giorni di campagna di preordini, un segnale forte e perentorio che stimoli già a più di un dibattito e a più di una riflessione.  

 

 

Ed ecco perché noi, amici di iLobyblog, insieme possiamo essere veramente più forti.

Perché basta solamente un piccolo preordine, un normalissimo passaparola o una banale condivisione sui social per veder pubblicate in Italia, tramite Alessandro, le crude lettere piene di spunti scritte da William Van Poyck.  

 

Per informazioni e preordini vai su https://bookabook.it/libri/diario-un-condannato-morte/

 

 

Autore: Paolo Pigliafreddo

0 Commenti

My Cooking Box nuovo partner di Iloby: benvenuti!

Chi di noi non ha mai voluto servire a una persona speciale o ai propri amici uno di quei piatti stellati che spesso si vedono preparati da professionali cuochi alla televisione. 

Amici, il tempo dei problemi e dei dubbi è passato!

Oggi iLobyblog ha il piacere di presentarvi l'innovativa idea di www.mycookingbox.it

 

L'idea nasce dalla nostra amica Chiara Rota che ha deciso di inserire all'interno di una scatola di cartone tutti gli ingredienti di numerose e particolari ricette.

 

Gli elementi sono già dosati e pronti, l'unica cosa che dovete fare è aggiungere le pentole!

 

Esatto, avete capito bene perché tutti questi ingredienti speciali sono già nelle giuste quantità, pronti per la cottura. Le ricette sono studiate nel dettaglio per rendere speciale e gustoso ogni evento speciale.

In più tutti gli ingredienti sono selezionati con cura e rigorosamente made in Italy. Provare per credere, non ne resterete delusi.

 

Altra particolarità di My Cooking Box è che se avete dubbi all'interno si trovano delle pratiche istruzione e dal sito web potete vedere come preparare le ricette delle Box passo dopo passo.

Le porzioni variano da 2 a 5 persone, troverete primi e secondi e ci riferiscono che a breve arriveranno altre grandi piatti.

 

Sul sito di My Cooking Box (www.mycookingbox.it) è possibile ordinare le box dallo shop on line, cercando il punto vendita più vicino o perchè no... diventare direttamente un punto vendita.

Insomma, il nostro consiglio è principalmente uno: farsi venire l'acquolina in bocca visitando il portale di My Cooking Box.

 

 

Aspettiamo vostre notizie e... Buon appetito!

 

 

Autore: Redazione di iLobyblog

0 Commenti

L'autoritarismo di Erdogan

E’ passato poco più di un anno dal fallito ‘colpo di stato’ perpetrato da alcuni reparti delle forze armate turche.

Ed è ancora fresca l’immagine dei soldati e dei carri armati di traverso sul Ponte sul Bosforo. Si sospettò da subito che i militari golpisti fossero simpatizzanti di Fetullah Guelen, un imam un tempo sostenitore e amico di Recep Tayyp Erdogan, ed ora suo acerrimo rivale, costretto a fuggire negli Stati Uniti. In Turchia ha fondato scuole e centri culturali e ha raccolto intorno a sé e al suo movimento parecchie persone.

Alcuni però sospettarono che questo cosiddetto ‘golpe’ fosse in realtà un bluff: un pretesto per permettere ad Erdogan di aumentare il suo già smisurato potere e per giustificare la necessità di trasformare la Turchia in una Repubblica presidenziale, cosa che poi avvenne a seguito di un referendum popolare, vinto di larga misura dal ‘Sultano’, come viene chiamato dai suoi detrattori. Un’occasione anche per una campagna di epurazioni (che continua anche oggi) nei confronti non solo di quella parte delle forze armate ‘nemiche della democrazia’, ma anche di qualsiasi oppositore alla sua politica: politici dei partiti di opposizione (soprattutto il filo-curdo Hdp con i suoi leader in carcere accusati di ‘terrorismo’), giudici e giornalisti, alcuni di questi ultimi colpevoli di aver scritto un articolo-inchiesta, completo da documentazione autentica, su una serie di operazioni dell’ MIT, il sevizio segreto turco, per avere venduto armi ai foreign fighters jihadisti che combattevano in Siria contro il regime di Bashar al-Assad. Dunque, persone che non c’entrano nulla con il fallito ‘colpo di stato’.

 

Venerdì 15 luglio a Istanbul hanno manifestato a favore della libertà e della democrazia migliaia (se non centinaia di migliaia) di persone alla fine di una protesta pacifica, partita dalla capitale Ankara, organizzata dal partito dell’opposizione Chp, kemalista-nazionalista.   

 

Seppure non ai livelli del 2013, gruppi di oppositori si ritrovano spesso in Piazza Taksim e a Gezi Park.

 

Ieri è stato prolungato di altri tre mesi lo stato di emergenza, segno che le epurazioni continueranno; recentemente circa 1,300 persone sono state arrestate con l’accusa di ‘terrorismo’.

In un discorso pronunciato due giorni fa, Erdogan ha detto che ‘taglieremo la testa ai nemici della nazione’. Si è sorvolato su queste parole, ma c’è di che preoccuparsene.

 

Non ci dovrebbero sorprendere se fossero pronunciate da un jihadista in uno dei tanti video di propaganda sulla Rete. Ma Erdogan è il leader di una nazione a suo dire ‘democratica’ che fino a poco tempo fa aspirava ad entrare nell’Unione Europea.

Pur di chiudere la cosiddetta ‘via balcanica’, la rotta che seguivano i migranti che sbarcavano in Grecia per raggiungere principalmente Germania e Paesi del Nord Europa attraverso, appunto, i Balcani, l’Unione si è accordata con Erdogan sotto forma di un pagamento di circa 6 miliardi di Euro per bloccare in Turchia il flusso di profughi siriani che scappavano dal teatro di guerra siriano.

Da qualche tempo la Turchia sta costituendo una spina nel fianco per l’Europa e soprattutto la NATO. Paese appartenente all’Alleanza Atlantica sin dall’ inizio, ospita una delle sue più importanti e strategiche basi aeree, Incirlik.

Nella guerra contro l’Isis, le forze curde siriane, armate dagli Stati Uniti, sono le più affidabili e motivate tra le parti combattenti e durante l’avanzata verso Raqqa, la capitale del sedicente ‘Stato Islamico’ hanno occupato una vasta parte della regione al confine con la Turchia, il Rojava. Erdogan, temendo un loro rafforzamento e un’unione con i curdi turchi, i quali minacciano l’integrità territoriale turca, ha mandato reparti corazzati (carri armati), insieme ad aerei ed elicotteri, a bombardarli.

 

Il ‘Sultano’ turco, nel 2011, aveva come obiettivo (insieme all’Arabia Saudita e alcuni Paesi del Golfo Persico) di rovesciare Assad. Ma l’intervento dei pasdaran iraniani e di alcune milizie libanesi di Hezb’llah prima e quello della Russia (a seguito dell’esplosione di un aereo civile russo in decollo da Sharm el-Sheik, rivelatosi poi un attentato terroristico) poi, lo hanno desistito. Non si dimentichi che in Siria sono presenti l’unica base aerea russa al dì fuori del territorio della Federazione e l’unica base navale russa nel Mediterraneo Orientale.

 

Erdogan ha dovuto accordarsi con l’Iran e la Russia per anteporre la lotta all’Isis alle sue mire personali e oggi la Turchia è parte nei colloqui iniziati ad Astana, capitale del Kazakistan, per decidere del futuro della Siria.

 

Fino a pochi anni fa, la Turchia ha visto il proprio PIL salire a livelli mai visti. Vi investono molte aziende europee, soprattutto del settore delle infrastrutture.

Il 60-70 % dell’interscambio commerciale della Turchia avviene con imprese del Vecchio Continente, e questa è una cosa che Erdogan non può ignorare.

 

E’ ancora disposta l’Unione Europea a tollerare il comportamento di un despota che utilizza un linguaggio indegno dei tagliagole che stanno insanguinando il Vecchio Continente e che fomenta l’odio dei propri sostenitori contro sedicenti nemici interni in nome della necessità di avere un potere sempre più forte per ‘salvare’ la nazione turca?

 

 

Autore: Pietro Rossini

0 Commenti

Volare ad Aerogravity Milano

“Caro iLobyblog, aggiungi nella mia sezione della pagina Chi Siamo la frase

 

«Ho fluttuato nell’aria grazie ad Aerogravity».

 

Non te lo chiedo gentilmente, lo esigo.

Se non lo farai, non scriverò un post sulla mia esperienza di volo nel simulatore di caduta verticale più grande al mondo, né darò informazioni utili per chi volesse provare Aerogravity.

Da un annetto a questa parte si è imposto nello skyline della zona Rho Fiera Milano/ Expo Milano 2015 un imponente parallelepipedo rosso, dotato a metà altezza di enormi vetrate. Impossibile non notarlo. Impossibile non essere attratti dall’elaborata scritta argento Aerogravity. Impossibile non chiedersi cosa significhi quel nome o cosa si faccia al proprio interno. Aerogravity semplicemente è un simulatore di caduta verticale, uno strumento che permette di provare l’emozione del lanciarsi nel vuoto senza pericoli o, se preferite, di librarsi nell’aria come un moderno Peter Pan alla ricerca della propria ombra. 6 turbine da 400 cavalli di potenza ciascuna, un flusso d’aria che può raggiungere la velocità di 370 Km/h, una camera di volo del diametro di 5,2 metri e 21 metri di altezza totale (di cui 8 in cristallo)…

Beh, avete presente una galleria del vento?  E’ esattamente lo stesso, solo in verticale.   

Entrai nel simulatore di caduta più grande al mondo in una sera di maggio.

Erano passate solo poche settimane dall’apertura ufficiale di Aerogravity quando mi decisi e prenotai il mio primo volo attraverso il sito internet (www.aerogravity.it). Per i principianti il volo singolo dura 2 minuti e costa, a seconda del giorno scelto, 59 o 69 €. Bisogna trovarsi là un’ora prima per compilare la classica liberatoria (dichiaro di non avere problemi di salute, non aver avuto lussazioni, non essere stato morso da nessun ragno geneticamente modificato, ecc.), ambientarsi guardando sia i Pro in azione con le loro evoluzioni sia i novellini gettarsi nel vuoto, prepararsi e ricevere una breve formazione con gli altri del gruppo su quanto si sta per fare.

 

L’istruttrice che ci ha guidato passo passo è stata Joelle. Prima ci ha fatto indossare le tute e poi abbiamo fatto un briefing di 5 minuti sulla posizione da mantenere dentro il simulatore, i gesti convenzionali usati per correggere la posizione e come entrare o uscire dalla camera di volo.

Ora è arrivato il momento. Si esce dall’aula e ci si avvia a prendere il casco integrale, in uno slowmotion in stile astronauti a Cape Canaveral o top gun avviatisi verso il proprio bolide. Ultima protezione per le orecchie, casco indossato, si entra nella precamera e si aspetta il proprio turno. Poi il volo. 

Non si ha la sensazione di cadere e l’aria che arriva contro non è affatto un pugno nello stomaco. Certo, per i principianti l’uomo alla console (sempre presente e attento) limita la velocità dell’aria a poco meno di 200 km/h, ma qua si percepisce di fluttuare.

Ogni piccolo movimento o solamente idea porta a conseguenze molto evidenti. Ti alzi, ti abbassi, rotei lentamente parallelo alla rete metallica che fa da suolo.

Joelle comunque è sempre lì accanto a consigliarti la posizione migliore o a dirti che va bene così, mai opprimente.

E tutto finisce. E sei rimasto più concentrato a mantenere la posizione cercando di non muovere nemmeno un sopracciglio, piuttosto che goderti l’esperienza. Ma è solo il primo dei due minuti. 

Finita la breve pausa, dentro di nuovo… e questa volta Joelle, visto il nostro desiderio di volare su su, ci ha lasciato nelle esperte mani di un collega che ci accompagna oltre il tunnel di cristallo, a più di 8 metri di altezza!

 

Per concludere, ho apprezzato molto questa esperienza.

Certo, il rapporto costo/durata non è dei migliori e, ovviamente, la prima volta non ti possono lasciare da solo a fare il Superman che vola ovunque con il suo mantello svolazzante. Però ad Aerogravity ci sono sempre promozioni dedicate a gruppi e famiglie o corsi di volo per diventare Pro.

Ho trovato professionalità, cortesia e, soprattutto, zero pericoli. 

Anzi, sembra che un’esperienza di caduta simulata possa aiutare nei casi di paure di volare o delle altezze.  

 

E voi siete già stati ad Aerogravity Milano?

Cosa ne pensate?

 

 

Autore: Paolo Pigliafreddo

0 Commenti

Le auto in vendita più costose al mondo

Se chiedi quanto costa significa che non te lo puoi permettere” disse una volta il grande Enzo Ferrari (o almeno alcuni attribuiscono la frase a lui, altri a un venditore di Rolls Royce). Ed è una frase maledettamente vera, almeno per il 99,9% periodico della popolazione mondiale, quando parliamo delle auto più costose del mondo. Gioielli con prezzi a sei zeri, a volte preceduti da una o perfino due cifre. Ma quali sono, in concreto, le auto più costose al mondo? 

Alla domanda è facile rispondere scartabellando le classifiche su internet, che ci propongono le varie iper-marche come Bugatti, Pagani, Koeniggsegg, Lykan, affiancate dai modelli speciali di Ferrari (LaFerrari), Lamborghini (Veneno, Centenario) e Mc Laren (P1). Serie ultra-limitate che però, spesso e volentieri, sono state prodotte in pochi esemplari, già tutti venduti. Per capire quali sono le auto più costose del mondo in vendita non c'è quindi altro modo che andare sul più grande sito al mondo (autoscout24.com) di compravendita di autovetture e selezionare la classificazione secondo “price descending” (prezzo decrescente).  

Una volta fatto bisogna fare un po' di attenzione per scremare quegli annunci assurdi che - vuoi per un errore di inserimento vuoi perché il proprietario mette prezzi folli solo per farle stare nella prima pagina di ricerca - come qualche Mercedes fuori mercato, dal prezzo pari al Prodotto interno lordo di un piccolo stato africano (e c'è anche chi vuole vendere uno Space Shuttle a 160 milioni di euro). Con un po' di pazienza, scorrendo un po', si trovano però offerte reali o almeno verosimili. 

Le prime sono due Ferrari, una 250 gto e una 250 tr, rispettivamente a 55 e 50 milioni di euro: si tratta di modelli prodotti in serie limitatissime dal costo da capogiro che di solito vengono messe all'asta a prezzi simili o solo poco inferiori e che, in questo caso, sono vendute da un privato di Sitges, a pochi chilometri da Barcellona (sempre che gli annunci siano autentici). Scendendo dobbiamo andare sotto i 10 milioni di euro per trovare altri annunci reali: il primo, al prezzo di 9,5 milioni, riguarda una splendida Bugatti Veyron Grand Sport “Baño Oro Blanco” venduta da Euroimport MG di Cabrils, Barcellona.  Lo stesso concessionario vende i due gioielli successivi: immancabilmente al quarto posto c'è un'altra rossa, una LaFerrari Aperta,venduta a poco meno di 7,8 milioni di euro mentre al quinto c'è un pezzo davvero incredibile, una Pagani Zonda Tricolore. Prodotta in appena tre esemplari nel 2010 dall'atelier di Horacio Pagani a San Cesario sul Panaro (Modena) la Tricolore ha un motore 7,3 litri aspirato benzina da ben 670 cavalli e una scocca di carbonio e titanio e vale ben 7,4 milioni di euro. Tre esemplari anche per la successiva auto più costosa, una Lamborghini Veneno venduta a 7,3 milioni di euro.

E poi? Il panorama è ancora tutto dominato dalle rosse. Una Ferrari LaFerrari Aperta a 5,5 milioni, in vendita a Monaco, e altre tre LaFerrari versione “tradizionale”.

Perché, si sa, alla fine il cuore dei collezionisti pulsa sempre per Maranello. 

 

 

Autore: Matteo Borghi

0 Commenti

L'Alpe di Lemna e l'agriturismo

E' in località Lemna, nel comune di Faggeto Lario (Como).

Seguire la SP 43 fino alla deviazione per il comune di faggeto fino alla Piazza san Giorgio, dove lascerete la macchina e da lì a piedi vi incamminerete verso l'Alpe di LemnaDalla macchina all'Alpe impiegherete circa un'ora, il percorso non è impegnativo e ben segnalato, c'è qualche breve salita ma non troppo selettiva. 

Appena arrivati vi si aprirà un bellissimo panorama davanti agli occhi, simile a un dipinto con animali al pascolo e alberi attorno.  

Qui si trova il ristorante-agriturismo Alpe di Lemna, una cucina tipica di montagna con polente e salumi nostrani. Il menù offerto a soli 25 € comprende antipasti di salumi e sottaceti, pizzoccheri e polenta uncia, un secondo a scelta, con dolce, caffè, acqua e vino compresi nel menù.

Ovviamente i posti a sedere non sono infiniti, pertanto vi consiglio vivamente di prenotare .

Il rifugio è aperto tutto l'anno il sabato e domenica. Ad agosto, invece, è aperto tutti i giorni.

Eccovi qualche foto, vi renderà meglio partecipi della bellezza del posto. Personalmente non è la prima volta che vado all'Alpe, la consiglio a tutti famiglie comprese.

 

Fatemi poi sapere cosa ne pensate …  

 

Contatti : algoalpedilemna@gmail.com

Tel. 339/271 47 49 oppure 338 413 84 70

 

 

PS: la fattoria produce anche formaggi di capra acquistabili in loco, inoltre è anche possibile pernottare in loco e fare passeggiate a cavallo.

 

Blogger: Franco Renzetti

Contatti: franco.renzetti@ilobyblog.com

Caporedattore e CMO (Chief Marketing Officer) di iLobyBlog

0 Commenti

I viaggi di Franco: New York, la capitale delle mille specialità e delle mille scelte

Nella mia seconda avventura a New York mi sono concentrato sulle varietà di cibi che la grande mela può offrire ai suoi abitanti e turisti che ogni giorno affollano al città .

 

Ho iniziato da una delle specialità più famose a mio avviso degli stati uniti , ho visitato una tra le steack House più famose della city , sono andato da Morton's, una location molto elegante tipica di New York , ho assaggiato una buonissima bistecca fatta marinare nelle spezie per 48 ore , molto buona e saporita accompagnata da un merlot della California e un piatto di asparagi.

Base di partenza per molte mie sperimentazioni in materia culinaria è stato il famoso Chelsea Market, qui ho provato oltre alle aragoste e alle ostriche (provate praticamente mangiandole in piedi) la cucina Thailandese, coreana, italiana, tedesca, vietnamita.

Ho provato la cucina indiana nel quartiere indiano e quella filippina nel quartiere filippino ovviamente, sono stato molto contento da tutte queste cucine che sinceramente non avevo mai provato e sopratutto solo New York a mio avviso po' offrire con così tanta vastità singola di scelta.

 

Ho provato i Food Trucks che offrono dai panini classici ai cibi messicani, greci e alla stesse aragoste.

Nella zona di Time's Square sono stato da Bubba Gump Gamberi, ristorante ispirato al celebre film di Forrest Gump a pochi metri di li ho provato gli spaghetti con polpette e vi consiglio la porzione piccola che poi tanto piccola non è per i nostri standard.

Ho provato anche alcuni fast food come KFC e tacos e devo dire che ne sono rimasto contento anche se non mi sento di consigliarli se avete tempo da dedicarvi.

Per i pub migliori che provato vi consiglio la zona di Greenwich Village ma anche Time Square.

 

Ho avuto la possibilità di trovarmi in mezzo alla tempesta chiamata Stella e aver potuto godere di una New York Coperta dalla neve e con un delle bellissime giornate successive alla tempesta, la temperatura era comunque molto bassa, diciamo che ho trovato quello che chiamano il colpo di coda dell'inverno!!

Se siete nella grande mela il 17 febbraio non perdetevi un pezzettino della parata sulla quinta strada (inizia già dal mattino) e poi tutti a bere birra in migliaia di Pub, io sono andato in uno nella zona di Wall Street e dai suoi colleghi vicini!

 

 Dopo purtroppo la mia vacanza è finita e si tocca a tutti tornare al lavoro, alla prossima!

 

Blogger: Franco Renzetti

Contatti: franco.renzetti@ilobyblog.com

Caporedattore e CMO (Chief Marketing Officer) di iLobyBlog

0 Commenti

Perché i giovani dovrebbero fare politica

Un giovane che si interessa di politica e, addirittura, è candidato nella propria città, sembra quasi un’utopia di questi tempi (ed invece eccomi qua!). Spesso, parlando con i miei coetanei, colgo sconforto, disillusione e talvolta rabbia nei confronti della classe politica: un disagio che li porta, troppe volte, a ritirarsi ed allontanarsi dalla politica evitando perfino di votare.

 

Purtroppo è la scelta più sbagliata: è infatti solamente votando che si possono cambiare le cose, che si può far sentire la nostra voce che, altrimenti, rimane inascoltata. La Politica, quella con la “P” maiuscola, ci permette di tutelare il nostro territorio e dobbiamo essere proprio noi giovani a metterci in gioco, per sfruttare la nostra energia al servizio della comunità. Quei giovani che pensano che tutti i politici sono dei “ladri”, perché non si impegnano essi stessi in prima persona? Forse perché in fondo è comodo criticare senza cercare una soluzione, senza documentarsi.

La disillusione che coinvolge i ragazzi, molte volte, è solo frutto di una scarsa voglia di mettere in discussione sé stessi e i propri preconcetti: nel bene e nel male siamo i figli di “Mani pulite”, cresciuti con l’immagine del “politico-ladro” che molti di noi continuano a coltivare. Un’idea che porta ad un progressivo abbandono dell’interesse per la politica e, di conseguenza, ad un menefreghismo diffuso, deleterio nel lungo periodo. Se non pensiamo noi al nostro futuro, infatti, chi mai lo farà? Il futuro appartiene a noi ed è nostro compito impegnarci perché sia migliore del presente. La politica è una cosa bellissima se ci permette di tutelare le questioni che più ci stanno a cuore, di portare avanti le nostre battaglie, di credere in noi stessi e crescere.

 

Personalmente mi sono avvicinato alla politica da giovanissimo, intorno ai quindici-sedici anni, iniziando a frequentare alcuni giovani come me interessati al Bene Comune, trovando un gruppo fantastico e facendo un’esperienza che consiglio a tutti, al di là degli schieramenti politici. Insieme a loro si sono combattute molte battaglie, ho vissuto molte campagne elettorali da semplice militante, per ritrovarmi ora candidato in prima persona come consigliere comunale a Como, la città che in cui vivo e che amo.

 

 

Autore: Lorenzo Cantaluppi

0 Commenti

Rompere le scatole e far girare le palle

Sì, proprio voi, lettori di iLoby blogNon mi rompete le scatole e non fatemi girare le palle.

Ora, se state tranquilli, vi spiego da dove derivano questi due modi di dire.

 

E dopo un inizio così, spero che non vi siate offesi.

Guardate,  come offerta di pace, sono disposto a raccontarvi anche la storia dell’epiteto crucco e del termine cecchino perché entrambi, insieme ai due modi di dire argomento di questo post, provengono dalla Prima Guerra Mondiale.

Partiamo da crucco, il termine poco amichevole spesso usato ancora oggi per definire un tedesco. La parola proviene dallo sloveno Kruh (pane) ed era la supplica che, appena catturati dagli italiani, i moltissimi soldati dell’esercito austroungarico di questa nazionalità ripetevano in continuazione, soprattutto verso la fine della Grande Guerra. 

Per quanto riguarda cecchino, si sa, i soldati austriaci avevano una mira infallibile. Può darsi che avessero solamente armi migliori o una maggiore attenzione verso la figura del tiratore scelto, ma tra gli italiani nelle trincee della prima guerra mondiale serpeggiava la giustificatissima fobia dell’essere sempre nel mirino di qualcuno. Mai accendere tre sigarette con lo stesso fiammifero perché era opinione diffusa che alla prima il soldato dell’imperatore Francesco Giuseppe si allertasse, alla seconda mirasse e alla terza, beh, premesse il grilletto…

E un po’ come per Grillo e i grillini, quell’imperatore austriaco chiamato affettuosamente da tutti Cecco Beppe aveva i suoi cecchini.

 

Ma ora è il momento di rompere le scatole.

E se in trincea sentivate un ordine così, eravate proprio davanti ad una gran seccatura e ad un fastidio senza pari.

Quando infatti gli ufficiali decidevano di fare l’ennesimo vano e pericolosissimo assalto in campo aperto per conquistare (forse) quel metro in più, comandavano agli uomini in trincea di rompere le scatole delle munizioni, scartare gli involucri di cartone contenenti i tre pacchetti di cartucce da 6 colpi per il fucile Carcano Mod. ’91, caricare l’arma e prepararsi all’attacco.

Ma se vogliamo proprio dirla tutta, di lì a poco i più fortunati avrebbero rotto (o fatto rompere) le scatole anche al nemico.

 

E’ chiaro che alle prese con una infinita strage senza senso, con sloveni che imploravano sempre del pane prendendoti come il distinto concierge del Grand Budapest Hotel, con maledetti cecchini dall’occhio di lince e costanti rotture di scatole, ti girassero un po’ le palle.

Il soldato italiano del 15-18 quindi, per far vedere al nemico che era in giornata no e consigliargli di stare lontano, aveva trovato un modo molto, ma molto, fetente.

La pratica di girare le palle del fucile,  cioè di sfilare le pallottole dai bossoli e reinserirle capovolte, era in ogni caso comune sia nell’esercito italiano sia in quello austroungarico.

Tale costume, già vietato dalla Commissione dell’Aia del 1889, rendeva sì il proiettile difficilmente controllabile ma, esponendo il fondello di piombo nudo, al momento dell’impatto si espandeva «a fungo» provocando effetti a dir poco devastanti.

Penso che la prossima volta che sentirete di uno con le palle girate, gli girerete bene alla larga …

 

 

Autore: Paolo Pigliafreddo

0 Commenti

Emmanuel Macron: un outsider all'Eliseo

E’ stata una campagna elettorale intensa, un’elezione fondamentale per il destino della Francia e soprattutto dell’Unione Europea. Emmanuel Macron ha vinto con un notevole distacco dalla sua avversaria, la leader del Front National Marine Le Pen. I dati definitivi attribuiscono al vincitore il 65.9% dei votanti. Ma come ha fatto questo ex banchiere di Rotschild ed ex ministro dell’economia del Presidente uscente Francois Hollande, con un movimento (En Marche!) nato appena un anno fa, eliminando al primo turno i candidati dei partiti tradizionali, a diventare Presidente?

 

Emmanuel Macron è figlio dell’élite, ha frequentato l’ENA, la scuola per eccellenza di amministrazione pubblica che prepara la futura classe dirigente della politica francese. E’ il simbolo di quella categoria di persone che, a detta dei cosiddetti partiti sovranisti-populisti, impoverisce l’Europa, l’ha rende più insicura. E allora perché, con un programma europeista, ha vinto?

 

Macron è stato ministro di un governo socialista, ma ha fatto varare leggi con un forte carattere centrista (la radicale riforma del lavoro che ha causato scontri tra forze sociali e polizia tempo fa porta la sua firma). Aveva capito, visto il bassissimo gradimento del presidente Hollande, che rimanere nel Partito Socialista avrebbe minato la sua carriera politica. Si dimise e fondò un suo movimento, En Marche! (In Cammino!).

 

E’ un partito di sinistra? E’ un partito di destra? Nessuno dei due, si potrebbe dire.

 

E’ un movimento che raggruppa le correnti moderate dei due partiti tradizionali della Francia della Quinta Repubblica (quella fondata da Charles De Gaulle dopo il suo ritorno al potere nel 1958 per intenderci).

 

Il suo programma è: Si all’Europa (sempre compariva durante i suoi comizi la bandiera dell’Unione Europea), liberalizzazione del mercato del lavoro, abbassamento delle imposte alle imprese, una difesa comune europea (tema di cui si discute da tempo negli ambienti comunitari).

 

Macron all’inizio della campagna per il primo turno viene dato terzo con notevole distacco dietro il Front National e i Republicains che nelle primarie hanno designato come candidato l’ex primo ministro di Sarkozy, Francois Fillon. Ma col passare del tempo (complice anche uno scandalo che ha visto protagonista la moglie di Fillon), il candidato di En Marche! recupera terreno e vince alle elezioni del 23 aprile davanti alla Le Pen. Il Partito Socialista, con il candidato Benoit Hamon segna il suo peggiore risultato della sua storia (6%), complice una deriva troppo a sinistra del programma di governo e le lotte interne al partito.

 

Marine Le Pen, come tutti i partiti populisti ed euroscettici, ha centrato la campagna per il secondo turno su temi cari ai nazionalisti: referendum per l’uscita dall’Unione Europea (si è coniato il termine Frexit), ritorno al Franco come valuta, presidio dei confini contro l’immigrazione clandestina. Come dicono i detrattori di queste proposte, ha parlato alla pancia della gente, infondendo nelle menti la paura e non la sicurezza.

 

Alcuni sostengono (forse non a torto) che quel 65.9 % non sia tutto degli elettori di Macron convinti dal suo programma, ma anche di coloro che al primo turno votarono i candidati degli altri partiti pur di non vedere Le Pen all’Eliseo. Altri dati interessanti sono il forte assenteismo (poco più del 70 % degli aventi diritto è andato al seggio), e la percentuale raccolta dalla Le Pen (doppiando il padre Jean Marie che nel 2002 fu l’avversario di Jacques Chirac alle presidenziali). Farebbe meglio a ricredersi chi dice che il Front National è sconfitto, anzi.

 

Il neo Presidente, come vuole il sistema francese, può ora nominare un Primo Ministro che formerà il Governo.

 

Un’altra sfida attende Macron ora: le elezioni legislative dell’11 e 18 giugno che dovranno rinnovare l’Assembela Nazionale. Di solito il partito del Presidente eletto ha un vantaggio (in fatto di consensi) nell’avere la maggior parte dei seggi.

 

Ma En Marche! è nuovo, non radicato abbastanza nel territorio nazionale (come lo sono invece i partiti tradizionali). Convincere la gente a votare i candidati del movimento sarà ancora più arduo per il suo leader. Riuscirà nell’impresa ad ottenere la maggioranza assoluta? Molti ne dubitano (si prevede una cohabitation, molto probabilmente con gli esponenti dei Republicains).

 

Comunque sia, la vittoria di Macron insegna che oggi la concezione di destra e sinistra come un tempo non esiste più e che, soprattutto per la sinistra, una deriva estrema non paga.

 

Un esempio, nel Regno Unito, la politica di estrema sinistra del leader dei Labour Jeremy Corbyn ha fatto precipitare i consensi nel partito, tanto da rischiare un’emorragia dell’ala moderata (orfana di Tony Blair) che sarebbe pronta a formare un suo movimento all’interno del Parlamento inglese.

 

 

Autore: Pietro Rossini 

0 Commenti

iLobyblog: #insiemesiamopiùforti

Blog del social network iLoby

Per collaborare con noi, scrivi a: info@ilobyblog.com

Seguici su Facebook e Twitter

 

Credits: Gamma-Pi Informatica

Copyright 2016 © Tutti i diritti riservati

Scarica la app
Scarica la app