Cos'è la psicoenergetica

Non sono solo la qualità del cibo e dell’aria che respiriamo ad influenzare il nostro stato di salute; le più recenti ricerche scientifiche unite all’esperienza diretta di alcuni luminari della medicina dimostrano sempre di più che il tipo di attività mentale-emozionale prevalente in ciascuno di noi ha un ruolo determinante per il benessere/malessere del corpo fisico. Va in questa direzione, per esempio, la neonata scienza della PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) che “studia il rapporto tra mente, emozioni, sistema endocrino, sistema immunitario, stati di coscienza e le loro mediazioni chimiche, al fine di dimostrare la loro interdipendenza psico-chimica (1)”.

(1) Fondazioneistud: psiconeuroendocrinoimmunologia, il network dei sistemi biologici nello stato di malattia. Pag. 12

Tra gli altri, il dottor Nader Butto, cardiologo di fama internazionale (presentato nel video esposto sopra) è riuscito, con anni di ricerca ed esperienza sul campo, ad individuare delle correlazioni dirette fra tipi di malattie e conflitti emotivi non risolti.
Il medico israeliano ha constatato una forte connessione tra l’attività mentale positiva ed il normale funzionamento organico cerebrale che, in questo caso, risulta accompagnato da un aumento del flusso di energia che si manifesta come creatività mentale e benessere fisico ed emozionale; un’attività mentale negativa sarebbe invece causa di squilibrio energetico all’interno del corpo che, se protratto per lungo tempo, determina lo stato di malattia.
Secondo il dott. Butto, sono due le cause principali di squilibrio energetico: da un lato la non espressione o inibizione, reiterata nel tempo, di determinate emozioni e dall’altro l’espressione eccessiva e ossessiva delle stesse; in particolare l’inibizione provocherebbe un blocco energetico ovvero un aumento di tensione nel segmento corporeo corrispondente a quella determinata emozione, mentre l’espressione eccessiva e ossessiva causa, con il tempo, l’esaurimento energetico del segmento corporeo o dell’organo corrispondente.

 

Dalle ricerche del medico israeliano risulta evidente che esiste una correlazione funzionale e anatomica tra determinati organi e zone del cervello, infatti ogni gruppo di neuroni risponderebbe ad una gamma di frequenze d’onda identica a quella dell’organo a cui è collegato; questo significa che: quando proviamo una particolare emozione viene attivata automaticamente una zona del cervello, questa zona, attivandosi, consuma una determinata quantità di energia e questa energia viene in parte fornita dall’organo che possiede la stessa frequenza d’onda della zona cerebrale stimolata; quindi se un’emozione viene reiterata in maniera ossessiva per lungo tempo, l’organo corrispondente paga il prezzo in termini di energia.
Vi voglio riportare una delle tante esperienze citate nel libro “Il settimo senso” del dott. Butto:
“Svolgendo il mio lavoro di cardiologo in un centro medico israeliano, sono stato consultato dal reparto di ginecologia per valutare il rischio chirurgico dal punto di vista cardiovascolare di una signora sofferente di angina pectoris che doveva subire l’asportazione delle ovaie colpite dal cancro. La ginecologa mi ha presentato il caso, e io le ho chiesto, in maniera del tutto naturale, quanti figli avesse la signora e quanti ne avesse persi. La dottoressa ha guardato nella sua cartella anamnestica e ha risposto che la donna aveva soltanto un figlio e non ne aveva perso nessuno; le ho fatto subito capire che non si può avere il cancro in tutte e due le ovaie senza aver perso nessun figlio.
La ginecologa mi ha guardato stupita ricordandomi che non era scritto in nessun libro che la perdita di un figlio fosse associata al cancro alle ovaie. La sua osservazione era vera, tuttavia mi sono proposto di andare a visitare la signora per chiedere informazioni direttamente a lei. La paziente era un’immigrata russa di 66 anni; il dialogo ottenuto con l’ausilio di un interprete, mi ha permesso di rettificare la mia ipotesi: la signora aveva perso due figli più di quarant’anni prima. Naturalmente la ginecologa è rimasta stupita da questa “strana coincidenza”. La morte dei figli aveva colpito le ovaie, mentre il conflitto e il dolore per la separazione aveva colpito il cuore e le arterie coronariche, come è stato poi confermato dall’angiografia”.

Questo è un caso particolarmente drammatico, ma la correlazione tra conflitto emotivo e organo colpito è stata riscontrata dal medico israeliano in un’infinità di casi anche di più lieve entità. La sua esperienza mostra inoltre che la rapidità del processo degenerativo dipende dall’intensità e dalla durata del conflitto mentale-emozionale: più esso è intenso e più rapida è la degenerazione, mentre più lunga è la durata del conflitto più è probabile l’insorgenza della malattia.
Al medico israeliano e ad altri come lui va il merito di aver ripreso, implementato ed arricchito la ricerca in questo campo con metodi di analisi sempre più accurati e all’avanguardia, ma già l’antica medicina cinese era a conoscenza dello stretto legame esistente tra emozioni ed organi; per esempio i medici che praticavano l’arte della tastazione del polso sapevano che la rabbia colpisce il fegato, la paura i reni, il dolore e la tristezza affliggono i polmoni, il senso di separazione colpisce il cuore, l’inibizione del pianto contrae i bronchi e così via..
Ho avuto modo di testare anche personalmente la veridicità di questi assunti: fino all’età di 20-21 anni soffrivo di forti mal di gola con una media di due volte al mese tutti i mesi, anche d’estate; adesso so che il mio mal di gola era dovuto alla continua inibizione dell’espressione comunicativa, mi ricordo che avevo quasi paura ad esprimere la mia opinione, trattenevo sempre anziché lasciare andare; quell’energia rimaneva bloccata nella gola e mi provocava tensione e dolore a livello locale. Da quando sono diventata più estroversa ed ho imparato ad esprimere la mia opinione con fierezza e determinazione in qualsiasi contesto, non ho più sofferto di un solo mal di gola.
Il consiglio quindi è quello di guardarsi dentro e cercare di capire qual è quell’ostacolo che non si riesce a superare e che non ci permette di evolvere; individuare e superare il conflitto emozionale all’origine della malattia potrebbe rivelarsi il miglior metodo di cura e allora anche quell’antico detto secondo cui “ognuno è il miglior medico di se stesso” acquisterebbe valore e significato.

Bibliografia: “Il settimo senso”, “Medicina universale e il settimo senso”, di Nader Butto.

Blogger: Federica Ricciardi

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Biografia: Chi siamo - Federica Ricciardi


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Commenti: 1
  • #1

    Melissa Minardo (martedì, 07 giugno 2016 22:07)

    Condivido, il futuro della medicina.