Scopriamo l'arte: Giorgio Prezzati e Daily Nose

Oggi su iLobyBlog abbiamo un'intervista esclusiva a Giorgio Prezzati, artigiano bergamasco figlio d'arte che ha appreso le arti del restauro principalmente dal padre Adriano Prezzati e da altre botteghe artigianespecialmente nell'ambito del restauro ligneo. La sua manualità d'altri tempi ed il continuo aggiornamento sulle tecniche e i prodotti più moderni lo rendono un'eccellenza nell'ambito del restauro.

 

Come convive la tua arte con il tuo lavoro?
La mia arte trae, convive e si scontra con il mio lavoro. Indubbiamente la mia tecnica è derivata dalla mia esperienza lavorativa come restauratore, certamente in molteplici situazioni le due realtà convivono traendo opportunità l'una dall'altra. In altrettante insopportabili situazioni le scansioni temporali imposte dal lavoro stridono e trovano duro scontro con la dilatazione del "non tempo" generato dalla mia necessità di esprimermi.

Cosa provi quando crei un' opera? Cosa ti fa sentire libero nel creare e cosa invece ti fa sentire imprigionato?
 Da quando si è rotto l'argine della mia personale creazione posso dire che il tempo ad essa dedicato più che essere  appunto dedicato si è praticamente imposto, è una congenita necessità a oggi sfociata in questo "canale comunicativo". Ingredienti basilari del buon fluire sono solitudine e un luogo che senta mio (il che non implica una storica conoscenza d'esso). Ciò che a oggi più mi ostacola è appunto la costante incombenza di tutta la sovrastruttura di obblighi e scadenze generate dal lavoro. Un lavoro che comunque  amo ma che appunto apporta tutta una serie di effetti collaterali generatori di forti scontri interni.

 

Cosa ti spinge nella scelta dei materiali e delle forme?
La scelta dei materiali impiegati deriva dall'intimità che ho con essi essendo gli stessi materiali che utilizzo per il mio mestiere. La forme sono quelle che più si avvicinano a come immagino e comunico fra me e me.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
In futuro vorrei creare un evento in cui la mia espressione venga intrecciata con altre su altri campi, ad esempio con il suono. Il sogno sarebbe riuscire anche solo per un istante a interloquire col recondito di chi lo dovesse vivere.. Continuare a trovare materia da graffiare, scavare e spostare dentro di me. Con un occhio di riguardo al mio flirt con la città di Berlino. 
 

Da cosa nasce la scelta di ritrarre una parte del corpo insolita come il naso?
Il naso più che sceglierlo si è scelto. Ad oggi la mia espressione è incentrata sulla ricerca dell'umana curiosità. La curiosità vitale, evolutiva e accrescitiva, ovviamente non la mera curiosità  atrofizzata nel pettegolezzo. La curiosità che spinge implacabilmente un umano a volerne sapere di più, a sapere cosa c'è oltre. Cosa più del naso è curioso e incuriosisce, il naso ti precede sentendo l'odore di qualcosa che ancora non vedi, allo stesso tempo si trascina l'odore di qualcosa che hai superato.
Il naso annusa anche quello che è puzza anche quello che non vuoi perchè è troppo curioso, lo devi "tappare" perchè fosse per lui  annuserebbe il miglior profumo come il peggior odore. Il naso continua a scovare odori e profumi della tua memoria, anche quelli che non vorresti rispolverare.
Poi è una parte che a sua volta incuriosisce, è la parte di noi che va avanti per prima.

Cosa è cambiato in te da quando hai dato libero sfogo alla tua arte?
Da quando ho dato sfogo a questa necessità come detto ho decisamente coadiuvato il mio storico conflitto con le regole e i tempi  imposti. Sicuramente ho anche aumentato la mia già naturale predisposizione a mettermi fra parentesi estraniandomi anche se in compagnia. Ma la cosa che più mi importa e della quale non mi sono subito reso conto è che dopo un pò questa cosa mi alleggerisce il peso interno. Con alcuni miei lavori ho stabilito un rapporto strano, ci sono alcune mie opere che non riesco quasi a guardare poco dopo averle fatte, ma alle quali sono affezionatissimo. La ricerca del significato in me del mio operare è parallela alla mia ricerca per operare stessa. Di certo posso dire che prima di iniziare così costantemente ero molto più pesante dentro di me e con me.

A differenza di Milano, Bergamo è restata per molti anni lontana dall'arte, lentamente si sta muovendo verso un'apertura con diversi progetti. C'è un progetto che ti piacerebbe portare nella tua città?
Ho un amore consapevole per Bergamo. Mi piacerebbe poter contribuire a urtare i divisori che ancora dividono il poco che appare dal tanto che arde sotto Bergamo. Bergamo è uno splendido scrigno, mi piacerebbe installarvi qualcosa in un suo angolo, un corpo che dialoghi col luogo sulla base di un'aritmia con lo stesso.

 

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Commenti: 1
  • #1

    Roberto Pietrolongo (venerdì, 17 giugno 2016 09:10)

    Profondo è sensibile