Identità e visioni

Qual è la prima immagine che vi appare se dico Architettura? Per molti di voi, inclusa me, l'Architettura è un qualcosa di grande, imponente, strano e a volte anche volgare, qualcosa messo lì per attirare l'attenzione, senza alcuna delicatezza, senza dolcezza o sensibilità.

Pensate mai che architettura e natura possano coesistere? Possano migliorarsi a vicenda? In un mondo in cui l'architettura di cui si parla maggiormente è quella più volgare ed esibizionista io ho deciso di parlarvi si semplicità e bellezza, lo faccio con un intervista a Marcello Corti, che con il suo progetto ha riportato l'architettura alle sue origini e al suo scopo, servire la natura e le persone. Per info e contatti, ecco i siti web di Montisola in Mostra e Mc Archi Studio.

Innovazione è una parola che ricorre spesso sia nei tuoi lavori sia nell'organizzazione del tuo studio, ma cosa è per te la vera innovazione? 
L'innovazione è il processo a cui tutti partecipiamo e che nasce in primo luogo dalla conoscenza e dalla lettura di quello che sta avvenendo nel nostro tempo. Nell’organizzazione del mio studio questo si traduce in una collaborazione multidisciplinare tra professionisti con formazioni diverse ma che sono complementari all’architettura.
Nei miei lavori cerco di tradurre la tradizione in contemporaneità, sebbene la mia ricerca della contemporaneità dell'architettura mantenga sempre la ridefinizione degli antichi principi Vitruviani che stanno alla base dell'architettura: firmitas (solidità); utilitas (funzione); venustas (bellezza).
Innovazione per me è la capacità di declinare questi tre principi al nostro tempo.

 

Con la mostra "Identità e visioni" ti sei occupato di riqualificare uno dei borghi più belli d'Italia, come è stata questa esperienza?
La mostra si inserisce in un percorso di ricerca sui temi del paesaggio e dello spazio pubblico di cui mi sto occupando da molto tempo. Con questo progetto, grazie alla sensibilità e alla concreta volontà dell'attuale Amministrazione di Monte Isola, ho avuto modo di sviluppare delle reali riflessioni su argomenti sensibili quali la valorizzazione del territorio e la riqualifica degli spazi. Ne ho curato tutti gli aspetti, dalla realizzazione alla parte progettuale. Sono partito dall’immaginare l’intero progetto espositivo, che fin dall’allestimento doveva restituire l’identità del luogo, dalla scelta dei materiali alla fase esecutiva, nella quale sono stati coinvolti artigiani e maestranze locali. Gli interni dello spazio che ha ospitato la mostra sono stati ridisegnati affinché fossero funzionali a comunicarne con immediatezza i contenuti. Nei progetti, che hanno coinvolto due aree dell’isola che presentano criticità, ho ridato nuova forma e trovato usi contemporanei pur mantenendone le tradizionali funzioni che le legano al territorio.
Questo approccio, sensibile e vicino al luogo, ha trovato un riscontro estremamente positivo sia da parte del pubblico sia da parte della stampa e ha fatto in modo che molte persone si sentissero coinvolte e che cercassero un confronto diretto con me durante il periodo di apertura della mostra. 
Sono felice di aver stimolato pensieri e considerazioni e di aver dato un contributo attraverso possibili “visioni” future dell'isola e sono grato a tutti coloro che mi hanno aiutato a raccontarle.

 

Pensi che continuerai a dedicarti a parti così belle e importanti del nostro paese? Quali sono i progetti che vorresti creare nei prossimi anni?                                           
Mi sto impegnando affinché questa esperienza non rimanga isolata e che possa fungere da stimolo per nuove collaborazioni con realtà del nostro paese, per le quali la ricerca della bellezza nell’architettura e nel paesaggio sia una priorità. L’intento è quello di sensibilizzare le comunità relativamente a temi di pubblica utilità, quali l’importanza della progettazione di spazi di uso comune e della riqualifica di aree in cui risiedono grandi potenzialità ora sommerse. La speranza è che questo progetto di sensibilizzazione possa trovare temi e sviluppi eterogenei e che dalle “visioni” possano nascere applicazioni concrete.

Avendo lavorato a stretto contatto con le nuove generazioni, credi ci siano diversità rilevanti rispetto alle generazioni passate?
Ritengo che ci siano dei caratteri distintivi rispetto al passato e credo che ciò sia un valore aggiunto. In questo momento storico, coesistono generazioni molto differenti tra loro, frutto dei cambiamenti sociali in atto, profondi e molto veloci. I metodi di apprendimento, gli strumenti a disposizione, la relazione tra gli individui, il confronto e la quantità di riferimenti, sono cambiati radicalmente.  
Credo però sia fondamentale e necessario mantenere un atteggiamento non superficiale, che abbia la volontà di conoscere e andare in profondità di fronte alle cose e non semplicemente “surfare" tra  i contenuti e le esperienze. 
Anche nelle professioni legate all’architettura, l'enorme quantità di informazioni e la velocità con la quale sono fruite, possono lasciare disorientati se non si è precedentemente costruita una solida base culturale, questo è il rischio in cui le nuove generazioni possono incorrere.

L'architettura che crei è spesso sinonimo di bellezza, a cosa ti ispiri per trovare soluzioni non solo belle ma anche moderne e in armonia con il territorio?
Per porre le basi per nuovo processo di riqualificazione dell’ambiente è necessario cogliere la poetica del luogo, entrarne in “punta di piedi” e con un approccio sensibile che non lo snaturi. Penso che si debba sempre tener conto del fatto che lo spazio in cui si interviene con una nuova architettura, venga composta da elementi già presenti nel territorio e riconoscibili nell'immaginario collettivo. 
Per esempio il progetto di "Identità e visioni” è frutto di una ricerca e di un’attenta analisi sull’identità di un luogo. Le due aree ambito dei progetti proposti in mostra, il lungolago Le Ere e Palazzo Zirotti a Monte Isola, sono entrambi luoghi attualmente molto critici che hanno in sé un’enorme potenzialità. In particolare si prestano ad ospitare funzioni che aprano ad un turismo sostenibile, in cui le attività come lo sport, la cura e la riabilitazione, gli spazi di aggregazione e di contemplazione della natura possano trovare destinazione.
Venustas, la bellezza nell'architettura, è il "principio" spesso mancante in quello che nei giorni nostri ci circonda e di cui sempre più spesso sembra si possa fare a meno. 
La maggior parte del costruito con la quale ci relazioniamo ogni giorno è incapace di rispondere ai requisiti funzionali ed estetici della società moderna.
Il mio vuole essere un invito a ripensare l’architettura come strumento e possibilità di miglioramento del nostro vivere attraverso una ricerca dell’estetica ma anche della qualità.

 

Per ulteriori informazioni, ecco il sito di Noi Studio.

 

Blogger: Alice Locatelli

Biografia: Chi siamo - Alice Locatelli


Scrivi commento

Commenti: 0