Borderline, foto da diverse prospettive

Molto spesso mi fate questa domanda che mi lusinga molto, "Ma come fai a trovare sempre artisti così particolari e poco conosciuti?". Cari miei è solo questione di destino e di culo, ma più di destino.

Qualche domenica fa pioveva e passeggiavo da sola per le vie di Bergamo, ad un certo punto mi sono fermata difronte ad una vetrina di abiti da sposa, io sola, sotto la pioggia, difronte a degli abiti da sposa, che situazione deprimente.

Ma non siamo qui per parlare della mia situazione disastrosa, quindi dicevo, ero lì e ad osservare uno sfavillante vestito da sposa costosissimo che non potrò mai permettermi perchè sono povera e la vita mi è avversa e noto un cartello riguardante una mostra, il titolo dell'esposizione era Borderline, molto affine con il mio stato mentale di quel momento.
Seguo l'istinto ed entro in questo bellissimo e antico cortile, trovo una ragazza simpaticissima e delle foto sbalorditive, l'idea mi è sembrata da subito geniale, foto di riflessi, un modo diverso di vivere la fotografia, ma preferisco che sia lei a raccontarvi tutto, sedetevi comodi e preparatevi per questa bella e romantica storia...
Ps: questa domenica potete trovare Marie in via Torquato Tasso 55 a Bergamo!

Ciao Marie, noi ci siamo conosciute e quindi so un pochino della tua storia, ti andrebbe di raccontare anche ai lettori qualcosa di te e di come hai iniziato a fotografare?
Innanzitutto, grazie Alice di avermi dato questa possibilità. Per quanto riguarda la mia storia, sono nata e cresciuta a Londra.
Sono venuta a Bergamo nel 1996 tramite il progetto Erasmus e durante il mio soggiorno conobbi un ragazzo di Bergamo. Dopo essermi poi laureata – in lingue: Italiano e Tedesco – in Inghilterra, decisi di stabilirmi a Bergamo con questo ragazzo che in seguito divenne mio marito.

 

Posso dire quindi che arrivo a Bergamo da Londra per amore: l’amore per Italia e per la sua cultura, arte, storia e per i paesaggi meravigliosi - tutto questo mi ha spinto ad imparare la vostra lingua - e l’amore del ragazzo conosciuto qui a Bergamo che è mio compagno da quasi 20 anni ormai.
In merito alla fotografia invece, iniziai a fotografare con una compatta durante le lunghe passeggiate che da sempre amo fare: sia gironzolando in città sia in mezzo alla natura.

Mi accorsi che fotografando riuscivo a rapportarmi in modo diverso con la realtà che mi stava intorno.
La macchina fotografica ti dà un filtro, l’obiettivo ti permette di osservare in modo diverso, più attento ed in qualche maniera più “protetto” perché il distacco ti isola da chi e cosa ti circonda in quel momento.

Inevitabilmente dopo qualche anno di fotografie con le compatte, mi sono resa conto dei limiti di queste macchine e quindi ho deciso di investire in una macchina più “seria” e di fare un corso per imparare i rudimenti tecnici della fotografia.

In parallelo allo studio “tecnico” per così dire, ho iniziato a studiare l’arte della fotografia in sé, la composizione, l’importanza della scelta dell’inquadratura, i tempi, la luce e la messa a fuoco. il soggetto ecc. e per questo ho iniziato a leggere e soprattutto guardare libri di fotografie, sia opere dei grandi fotografi del passato sia quelle di fotografi contemporanei, a visitare mostre fotografiche e soprattutto a scattare, scattare, scattare sempre e ovunque.

Altro punto fondamentale per me è quello di non manipolare le immagini. Per questo non utilizzo programmi di fotoritocco come Photoshop. Scatto sì in digitale, ma lo “sviluppo” con Lightroom (programma che ti permette di sviluppare il file RAW - formato d’immagine della macchina fotografica che però ha bisogno di essere poi convertito, un po’ come il negativo richiedeva lo sviluppo in camera oscura attraverso i processi chimici) si limita all’eventuale intervento sull’esposizione (a volte scattando scelgo di sottoesporre per evitare di bruciare le alti luci), quindi ombre ed alti luci, ed il contrasto. Non tolgo mai nulla dalla fotografia, infatti, chi avrà modo di vedere le mie opere noterà che anche puntini di luce, polvere sui vetri ed altri “difetti” rimangono così com'erano al momento dello scatto.

Si è da poco concluso il tuo ultimo lavoro Borderline, quali sono i temi trattati in questa raccolta di foto?
Il progetto Borderline nasce da una mia indagine sui vari piani di “realtà” che incontriamo nel mondo. Mi incuriosisce e continua ad affascinarmi la possibilità di sovrapporre interni ed esterni in un’unica immagine.

Le opere della mostra sono tutte scattate dall’esterno guardando attraverso vetrine di negozi o case, saracinesche, reti ecc. Il gioco di riflessi che si ottiene fotografando così mi ha colpito molto. Si arriva quasi a confondere l’interno e l’esterno attraverso la creazione di tanti piani in una sola fotografia.
Essendoci quindi sia il mondo “dentro” che quello “fuori” in queste fotografie, mi sentivo come se io fossi sulla linea di confine, da qui il nome che ho scelto per la mostra “Borderline”, giocando anche sul significato psicologico di questo termine, anche perché credo che l’arte nasca sempre dall'introspezione e quindi la psicologia svolge un ruolo importante nel processo creativo.
Per queste fotografie ho scelto di utilizzare il bianco e nero perché credo che così si dia più risalto alle ombre e luci nelle immagini e non si corra il rischio di “distrarsi” con una miriade di colori in un’immagine già di per sé complessa visto i vari piani e riflessi.
In Borderline ho dedicato anche dello spazio agli animali: cani e gatti, sempre ritratti dietro vetrine o reticolati, perché loro sono la mia passione. Lo sguardo “senza maschere” che hanno e il loro modo unico comunicare con lo sguardo mi colpisce davvero molto.

 

Ami molto gli animali e so che aiuti un'associazione...
Collaboro da tempo con un’associazione di volontari nel West Yorkshire che è impegnata a salvare e trovare una casa per gatti e gattini abbandonati e maltrattati.

Si chiama Keighley Cat Care e potete scoprire di più sul loro lavoro andando su questo sito.
Essendo solo volontari hanno ovviamente parecchie spese – cure veterinarie, cibo, giochi, medicinali e tutto quanto per i gatti che ospitano. Non è un gattile. I gatti vengono ospitati in casa dei volontari che, oltre alla fondatrice Chris Rawnsley, vuol dire attualmente altre 9 case di volontari che tengono i gatti “in affido” finché non si riesce a trovare per loro una famiglia adottiva.
Con i social, riescono spesso a trovare famiglie per i gatti ed anche a raccogliere fondi per l’associazione. Io contribuisco andando a trovarli quando posso, scattando fotografie dei gatti che sono da loro in quel momento e poi condividendo le immagini sui social e creando mezzi di raccolta fondi come calendari, tazzine e stampe raffigurando i gatti che ho fotografato. Finora in questo modo siamo riusciti a raccogliere parecchi soldi per l’associazione.

Ci sono altri progetti a cui stai lavorando o a cui ti dedicherai nei prossimi mesi?
Per quanto concerne i miei progetti personali invece, sto lavorando su una serie di fotografie più astratte. Scatti di dettagli di muri, legno, arredi urbani e così via realizzati concentrandomi esclusivamente sulle forme, tolte dal contesto circostante, quasi come se si andasse a creare un quadro astratto. Queste fotografie sono a colori perché il colore enfatizza ed arricchisce l’astrazione che dipingono.
Sto lavorando anche su un progetti di “natura morta ritrovata” una serie di fotografie – sia in bianco e nero che a colori – che ritraggono oggetti trovati casualmente per strada che per la loro disposizione mi ricordano un po’ i still life. La differenza sta nel fatto che in questi scatti gli oggetti non sono stati posizionati in un certo modo prima di scattare ma si trovano così per caso.

Se potessi scegliere una galleria qualsiasi nel mondo, dove vorresti fossero esposte le tue opere?
Sicuramente il MOMA. Tutti i fotografi che amo e rispetto di più hanno esposto lì, alcuni come William Eggleston - che ha avuto una profonda influenza sul mio percorso di crescita artistica – facendo il loro debutto, nel suo caso con il colore che alla fine degli anni 60 non era assolutamente ritenuta “arte” nella fotografia. Infatti la mostra in questione provocò una serie di polemiche all’epoca.
Il curatore del MOMA per decenni fu John Szarkowski, fotografo anche lui oltre a studioso d’arte e curatore, e l’elenco di fotografi che mi ispirano e amo le cui opere sono state esposte MOMA grazie a lui è lunghissimo. Per citarne solo alcuni: William Eggleston, Stephen Shore, Helen Levitt, André Kertész, Robert Frank, Diane Arbus, Tina Modotti, Eugene Atget, Dorothea Lange e Walker Evans. Potrei andare avanti ancora per molto con tanti altri artisti.
Il libro di Szarkowski “The Photographer’s Eye” è stato il primo libro che ho acquistato quando ho iniziato a coltivare seriamente questa passione e non so dirti quante volte l’ho letto e guardato le immagini che contiene.

Quindi per me il MOMA ha un significato profondo ed esporre in quella galleria per me sarebbe un sogno.

 

Ecco la pagina Tumblr di Marie ed il sito web di Arte in Centro.

 

Blogger: Alice Locatelli

Biografia: Chi siamo - Alice Locatelli

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Email: aliii@hotmail.it


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