Yemen, il conflitto dimenticato

Il conflitto siriano è ben impresso nella mente di chi si interessa o si occupa di questioni mediorientali e non solo. Da protesta per maggiore democrazia sulla linea delle altre rivolte arabe (le cosiddette “Primavere” in Tunisia ed Egitto), si evolve in una guerra che coinvolge svariati ed eterogenei attori (ISIS, Governo Siriano, Paesi arabi sciiti o sunniti, Russia, Stati Uniti, Turchia, curdi). I civili muoiono sotto i bombardamenti indiscriminati che radono al suolo vaste aree delle città (Aleppo in primis), creando continui esodi di profughi verso i Paesi confinanti che faticano a contenerne il flusso (Turchia e Libano).

Ma un'altra guerra è in corso da poco più di due anni, ormai dimenticata dal mondo.

Si combatte in Yemen

 

Lo Yemen è una Repubblica Presidenziale, situato nel sud-ovest della penisola arabica. Fino al 1990, come la Germania, era diviso in Yemen del Nord (sostenuto dagli americani) e in Yemen del Sud (sostenuto dai sovietici). Anch’esso non venne quindi risparmiato dall’influenza delle due ex-superpotenze della Guerra Fredda.

Al suo interno, come in Siria e soprattutto in Iraq, Paesi creati dagli Accordi di Sykes-Picot del 1916, convivono le due principali etnie islamiche del mondo arabo: sciiti e sunniti (questi ultimi costituiscono la maggioranza).

Una cronologia sintetica degli eventi: a seguito della Primavera araba, nel 2012 il Presidente (dalla riunificazione) Ali Abd’llah Saleh (sunnita) si dimise e cedette il potere al suo ex-vice Abd Mansour Hadi (anch’egli della stessa etnia)

Nel gennaio 2015 un tentato colpo di Stato da parte della minoranza sciita Houthi fece fuggire Hadi da San’à (la capitale) ad Aden, sua roccaforte (situata nel sud del Paese e importante centro marittimo e commerciale), che venne proclamata “capitale transitoria”.

Lo Yemen confina a nord con il regno dell’Arabia Saudita (lo Stato-Guida del sunnismo, custode dei luoghi santi de La Mecca e Medina), il quale lo considera il proprio “cortile di casa” (espressione tanto cara agli Stati Uniti a proposito dei Caraibi). Pertanto non poteva permettere che ci fossero squilibri.

Per fermare l’avanzata degli Houthi, nel marzo 2015, 150.000 uomini delle forze di terra e 100 aerei dell’aeronautica militare saudita, forte del sostegno di 10 Paesi arabi (del Golfo, più Egitto, Giordania, Sudan e Marocco) bombardarono le posizioni dei ribelli nella più vasta operazione militare mai effettuata dal Regno

Un altro è il motivo per il quale l’Arabia Saudita intervenne con un così ingente dispiegamento di forze. Si è detto che i ribelli sono sciiti. E chi è il “campione” dello sciismo? L’Iran.

La teocrazia dei mullah è l’altro grande protagonista della regione. Ha inviato in Siria un’unità d’élite dei pasdaran (le Guardie della Rivoluzione) in soccorso del presidente siriano Bashar al-Assad contro i ribelli sunniti e l’ISIS.

L’Arabia Saudita è stata più volte condannata da organizzazioni quali Amnesty International per gli indiscriminati bombardamenti contro scuole e altri obiettivi civili yemeniti e accusata dalla stessa di crimini di guerra, in particolare per l’utilizzo di bombe a grappolo.

L’Iran arma gli Houthi con missili anti-aerei e anti-carro, ordigni sofisticati e, secondo alcune fonti, droni. 

Un carico di contrabbando proveniente dalla Somalia e diretto in Yemen è stato intercettato dalle forze degli Emirati Arabi Uniti.

Un rapporto del Conflict Armament Research (Car), un istituto indipendente del Regno Unito che monitora il movimento e il commercio illegale di armi nei teatri di guerra, segnalava un flusso continuo di armamenti proveniente dall’Iran attraverso il Paese del Corno d’Africa.

In Yemen si sta combattendo una guerra per procura e chi vincerà, contribuirà a definire l’equilibrio di potere nell’intero Medio Oriente.

Altri attori giocano un ruolo importante dal punto di vista logistico in questo conflitto dimenticato. 

Regno Unito, Francia (e anche l’Italia) finanziano generosamente il Regno. 

E non è un segreto che gli Stati Uniti stiano armando i sauditi. Il valore dei contratti per la vendita degli armamenti è stimato in non meno di 110 miliardi di dollari (una cifra astronomica).  Elicotteri d’attacco vengono impiegati nella campagna. E un “patto” non ufficiale vede il Pentagono fornire carburante ai caccia sauditi e team di assistenti militari sul campo.

Questa alleanza non piace molto a Teheran e agli Houthi, i quali recentemente hanno lanciato due missili contro un cacciatorpediniere americano che stava navigando al largo delle coste yemenite, senza colpirlo, provocando la rappresaglia degli Usa che distrussero alcune postazioni radar dei ribelli.

Si è detto che l’Iran ha, per ultimo, fornito droni agli Houthi, che li usano come apparecchi kamikaze. Questo rappresenta un serio pericolo contro le navi che attraversano lo stretto di Bab-el-Mandeb (che separa il Golfo di Aden e quindi l’Oceano Indiano dal Mar Rosso). E’ da qui che passa quasi il 40 % del traffico marittimo mondiale. Tra cui anche molte petroliere.

In questa guerra a lungo ignorata dai media occidentali, la coalizione saudita non sta ottenendo i risultati militari sperati.

 

Tutto fa capire che questo conflitto si trascinerà ancora a lungo, e che sarà più violento e sanguinoso del più noto teatro siriano.

 

Autore: Pietro Rossini

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